Report di Filippo Cazzoli
Courmayeur, 16 Settembre 2021
In molti mi hanno chiesto in questi giorni: “Cos’è per te il Tot Dret?” Il Tot Dret non è semplicemente una gara, ma un viaggio e come ogni viaggio va preparato, vissuto intensamente, ricordato e raccontato.
A poche ore dalla fine di questa incredibile avventura posso dire che “Ho vinto!”, non perché abbia tagliato il traguardo per primo, ma per tutto ciò che sta dietro a questo mio risultato.
Devo ringraziare innanzitutto la mia fidanzata Federica per l’assistenza (non è facile gestirmi) e perché ha lasciato che mi allenassi, rubandole del tempo, il mio Grande Amico e compagno di allenamenti Nicola, per le parole e per esserci stato nonostante la delusione dopo il suo ritiro al Tor e mia Madre che segue le mie gare giorno e notte anche se è in ferie.
Un grazie particolare va anche al mio Amico, nonché Allenatore Alberto Azzarini, per aver creduto in me e per farmi sorprendere di me stesso ogni volta che ci prefiggiamo un obiettivo, per i suoi lunghi messaggi, i vocali WhatsApp e per i suoi ineguagliabili “mantra” (…regola la respirazione, regola il respiro, ecc…).
Insieme avevamo pianificato di abbassare di due ore il risultato del 2018 di 36:57 ore, studiato accuratamente i vari passaggi, i diversi allenamenti e le gare da fare per sviluppare i carichi e verificare lo stato fisico. Sin dall’inizio della gara le gambe giravano bene e le salite risultavano facili; ho corso a sensazione seguendo sempre i preziosi suggerimenti di Alberto per quanto riguarda idratazione e alimentazione.
Martedì mattina faccio una corsetta leggera per sciogliere le gambe, preparo lo zaino, la sacca dell’assistenza e il materiale da mettere nella borsa che troverò alla base vita di Oyace. Pranzo leggero con riso integrale all’olio e formaggio, petto di pollo e datteri. Due ore di riposo, merenda e poi partenza per Gressonay per ritiro del pettorale e deposito della sacca. Lungo la strada da Donnas a Gressonay incontriamo i Giganti del Tor, ognuno con il proprio obiettivo, tutti concentrati per raggiungere il traguardo e non possiamo fare a meno di abbassare il finestrino per incitarli e dare loro la carica. Arrivati al palazzetto di Grassonay mi metto in fila, ritiro pettorale, braccialetto, chip e sacca da riempire. Primo passo fatto. Dopo aver lasciato la sacca per Oyace ci spostiamo a due passi dalla partenza. Due ore prima del via fissato per le 21, inizio a mangiare, bere, ridere e scherzare con Federica e Barbara (mia Madre). Solo a un’ora dalla partenza parte il rito di preparazione, momento di massima concentrazione (farlo prima sarebbe solo un inutile dispendio di energie mentali). Ci raggiungono anche Nicola e la sorella Sabrina con il marito Massi. I minuti passano e noi scherziamo e ridiamo senza tregua (io non mi tiro indietro, anzi). Entro in griglia e mi posiziono in seconda fila, come mi aveva consigliato Alberto. Mi avvicino alla transenna per continuare a scherzare con tutti i ragazzi. La musica aumenta di volume, i due speakers caricano i concorrenti e l’atmosfera diventa elettrizzata. Saluto tutti, si accendono le fontali e inizia il conto alla rovescia ..meno 3,2,1..buon viaggio a tutti!
Fino al Col Pinter un tifo da stadio e non si può non spingere con gambe e bastoncini. Arrivo a Champoluc e Fede mi dice che sono in anticipo di 17 minuti rispetto alla tabella fatta e allora mi dico di rallentare un po’, ma tutto gira come non mai e arrivo a Valtournenche sereno e senza alcun tipo di affaticamento muscolare o mentale. Fede mi dice che sono in anticipo di 42 minuti e mi prepara tutto l’occorrente per ripartire. Mangio, bevo, faccio scorta di gel, barrette, patate lesse, e datteri. Il meteo prevede pioggia dalle prime ore del mattino perciò decido di mettere la giacca per l’acqua in una posizione facile da prendere. Il viaggio da Valtournenche a Oyace è lungo circa 38,7 Km e molto impegnativo (±1759 D), accompagnato da pioggia altalenante, ma per fortuna niente freddo. La gestione delle forze è fondamentale per il proseguo della gara. Arrivo all’uscita del sentiero che porta ad Oyace in compagnia di tre ragazzi e sento urlare il mio nome. Tra me e me dico “ecco i ragazzi, anche questa tappa è andata”. Scendo e trovo Nico, Sabri e Massi, ma non vedo Fede e mia madre; sono in anticipo di due ore senza essermene reso conto e loro stanno ancora parcheggiando. Arrivo in base vita e Nicola entra per farmi assistenza. Mangio, bevo, mi cambio calze e maglia. Sostituisco l’abbigliamento bagnato nello zaino con quello asciutto. Dopo 10 minuti riparto. Esco dal lato dell’exit e vedo Fede che mi corre in contro. Mentre mi abbraccia mi dice che le dispiace essere arrivata in ritardo, ma che avevo fatto troppo presto. Questa cosa mi carica a bomba. Non me ne rendo conto e sto già facendo il Col Bruson. Mi lancio in discesa con una pioggia battente che mi accompagna fino a Ollomont. Nuovo cambio, pasta Fissan sotto i piedi per evitare piaghe dovute alla pioggia e via che si riparte per il colle successivo. In salita verso il rifugio Champillon raggiungo un ragazzo Norvegese e insieme arriviamo con un gran passo fino al rifugio e poi saliamo il Col Champillon.
Tocco il cartello che identifica il Colle, come ho fatto su tutti, e inizio la lunga discesa fino a Bosses. Arrivo al ristoro Ponteille Desot e trovo Pizzatti (corridore della nazionale italiana al mondiale Trail di lunga distanza svoltosi in Spagna nel 2018) assieme a un altro ragazzo. I volontari presenti mi comunicano la mia posizione in gara e stento a crederci. Mangio una cosa al volo, riempio le borracce e riparto. Il finale di questa tappa è veramente noioso poiché tutto da correre e sembra non finire mai. Arrivo a Bosses, sono tutti lì ad aspettarmi e io sono solo felice di vederli. Mangio di nuovo, bevo due caffè, un po’ di collirio per risvegliare gli occhi dalla stanchezza, mi cambio e riparto. Il mio amico Maurizio, commissario del TOR, mi anticipa che troverò molta nebbia fino al Frassati. Fin dai primi passi in paese, infatti, la nebbia è molto fitta e più avanzo più le balise non si vedono. Risulta veramente difficile avanzare e a malapena riesco a vedere i miei piedi in alcuni momenti. A fatica, un po’ alla volta, arrivo al Frassati. Entro e trovo Lisa Borzani, Valentina Pippo e Paolo Pajaro che mi consigliano di uscire subito in compagnia prima che decidano di chiudere il passo per la troppa nebbia. Mi unisco ad altri due ragazzi e partiamo subito per il Colle. Arriviamo al Col Malatrà, la nebbia svanisce, ma lascia il posto a pioggia battente e un vento che soffia fortissimo. Ognuno procede alla sua andatura. Io sono costretto a rallentare perché ho due piaghe sotto i piedi che mi fanno male e le ginocchia che oramai chiedono pietà. Arrivo all’ultimo punto di ristoro Mont de la Saxe e non mi sembra ancora vero di essere così vicino al traguardo. Mi accorgo che purtroppo l’orologio si è spento. Non ho idea della velocità con la quale sto avanzando e del tempo che sto facendo, ma in quel momento non mi preoccupo troppo di tempo e posizioni. Stringo i denti e procedo al massimo della velocità concessa dal mio corpo. Come un miraggio arriva la strada di asfalto. “Ci sono quasi, non posso mollare adesso”. “Cari piedi, giuro che domani vi do tregua” - penso. Ultimo zig zag all’interno dei giardini e mi ritrovo in centro a Courmayeur. Riesco a vedere il traguardo. Incrocio gli sguardi di Fede e mia Madre. Faccio l’ultima salita della settimana e finalmente sotto l’arco del traguardo posso alzare le braccia al cielo. Medaglia al collo, foto e firma sullo striscione del TOR.
Arrivano Fede e la mamma e ci abbracciamo. Grazie!
Nicola, Sabrina e Massi non riescono ad arrivare in tempo. Ancora una volta ho fatto saltare i piani, arrivando in super anticipo.
Fede mi dice che ho chiuso in 10^ posizione (nono uomo) con un tempo di 29 ore 25 minuti, ben 7 ore in meno rispetto al tempo fatto nel 2018 e 5 ore e mezza in meno rispetto al programma fatto con Alberto. Sono incredulo e completamente senza parole.
“Cosa posso aggiungere?” Che la fatica ripaga sempre, che se si vuole, con impegno e costanza si può fare qualunque cosa.
..Anche se fai un lavoro che ti porta via da casa più giorni alla settimana, se hai sempre la borsa pronta nel baule dell’auto perché ogni parcheggio d’hotel può diventare una pista di atletica o un cavalcavia una salita. ..Anche se l’unico momento che hai a disposizione per allenarti è dalle sette\otto di sera e sei costretto a cenare alle undici e mezza, o se il sabato e la domenica non ti riposi, ma fai dei lunghi in compagnia o da solo.
Alé Alé Atletica Levante
