Report di Raffaele Poto
La 100 km del passatore resta sempre una competizione affascinante che regala grandi emozioni, e anche quest'anno lo è stata.
Dopo la coda per il ritiro del pettorale in una Firenze con un caldo estivo, si va verso Piazza Duomo dove ci sarà la partenza.
Alle 15 si parte tra una folla di turisti curiosi e festosi nel vedere quel fiume di persone, tante persone, forse troppe. Alla partenza siamo circa 3300, alla prima mia partecipazione nel 2017 eravamo 1700, quindi il numero quasi raddoppiato. Questo purtroppo comporterà
alcuni disagi, prima di tutto aumentano gli accompagnatori con le bici, con le auto qualcuno addirittura con il camper, che significa traffico e smog
sopratutto sul passo della colla, per non parlare del pericolo per chi corre al buio sulle strade dell'appennino. Per quanto mi rigurda questa è una corsa che si può fare benissimo in autonomia, grazie anche all'elevato numero di punti di ristoro, invece si ostinano a farsi accompagnare, creando solo disagi sul percorso, tra le altre cose sarebbe anche vietato da regolamento, ma siamo in Italia. La prima parte del percorso per circa 50 km è in salita, salita che diventa impegnativa negli ultimi 13 km. Poi si comincia a scendere fino a Faenza dove tra veschiche, mal di stomaco e dolori vari, arrivo poco dopo l'alba. Quest'anno è stata un edizione con un alto numero di ritirati, circa 800 su 3300, probabilmente molti si avventurano sottovalutando le difficoltà che un gara di
100 km può comportare. Ormai è diventata quasi una moda, un cult per chi corre ma anche per chi ha iniziato da poco. Non si può affrontare una corsa simile senza un minimo di preparazione. Il prossimo anno dopo 4 competizioni avrei evitato tanta sofferenza, ma ci tengo a ricevere il piatto delle 5 edizioni e probabilmente sarò di nuovo pronto per la partenza con i 32 gradi di Firenze. Sticazzi&run
