Lavaredo Ultra Trail di Fabio Muzio

    Lavaredo Ultra Trail di Fabio Muzio

    Report di  Fabio Muzio

    Cortina d'Ampezzo, 24-25-26 giugno 2022

    Atletica Levante si presenta​ rappresentata da una compagine di 8 atleti​ alla manifestazione Lavaredo Ultra Trail, edizione 2022, nella splendida cornice delle Dolomiti ampezzane.


    Nella giornata del venerdì il palcoscenico è animato dagli atleti iscritti alla corsa CT 48 lungo un articolato percorso ad anello che, circuitando il gruppo delle Tofane e della Croda da Lago, riporta i concorrenti a Cortina d'Ampezzo.
    Giuseppe Sforza ha completato la sua corsa con un sontuoso 6h19'43" piazzandosi al 12° seggio di categoria; Giovanni Robbiano, Davide Sturlese, Alessandro Parodi e Michele Parodi hanno fermato il cronometro rispettivamente a: 06h48'36", 7h37'18", 8h44'08" 10h06'52"
    Daria Franzetti ha difeso le quote rosa per l'Atletica Levante in questa edizione con un crono di 8h28'47" si è assicurata la 53° piazza di categoria.
    La UD 80 quest'anno ha subito una modifica della prima metà del tracciato rispetto all'anno precedente, con partenza dalla Val Badia a San Vigilio di Marebbe per poi, attraversata parte del Parco Naturale di Fanes-Sennes-Braies, ricongiungersi al tradizionale tracciato comune alle corse LUT, UD e CT all'attacco​ della Val Travenanzes.
    Per l'Atletica Levante, io ho partecipato in questa edizione della corsa chiudendo in 13h24'59" al 47° posto di categoria.
    La LUT 120, corsa regina della manifestazione e che si snoda attraverso un'ampia porzione di territorio toccando l'alto Cadore, le Dolomiti di Sesto, il​ Parco Naturale di Fanes-Sennes-Braies e le Dolomiti ampezzane, ha visto ai nastri di partenza due portabandiera dell'Atletica Levante.
    Corsa estremamente impegnativa, sia per la lunghezza del tracciato e per dislivello, sia per la partenza serale che impone almeno​ una notte sulle gambe per coprire la prima parte del tracciato: sforzo ripagato, per i più fortunati, assaporando l'aria fresca del primo mattino e ammirando lo spettacolo dell'alba a sfondo delle Tre Cime di Lavaredo.
    Enrico De Ferrari ha completato la sua corsa in 16h06'21" aggiudicandosi il 13° posto di categoria.
    Un problema fisico ha fermato Stefano Camarda dopo 75km di corsa.

    La mia corsa

    Ho partecipato alla Ultra Dolomites con partenza da San Vigilio di Marebbe ed arrivo a Cortina d'Ampezzo.
    Corsa faticosa e divertente, allietata quest'anno da meteo variabile, a tratti nuvoloso, che ha in parte giovato nei tratti sommitali ghiaiosi e dalla vegetazione assente.
    Notevole la partecipazione lungo il tracciato ed il vivo sostegno agli atleti di un pubblico di famiglie e bambini, maggiormente concentrato nei punti turistici o più facilmente accessibili quali il lago di Braies, il Plan de Loa, il Passo Falzarego, il Passo Giau e naturalmente lungo tutto il Corso Italia a Cortina d'Ampezzo.
    La corsa prende avvio in una uggiosa San Vigilio di Marebbe, forse per il cielo coperto forse per la sensazione di esplorare l'ignoto, ma dopo pochi chilometri di salita usciamo dalle nuvole basse che coprono questo tratto della Val Badia ed anche la vegetazione si fa più rada: sul fianco​ della montagna raggiungo con lo sguardo il serpentone dei primi che si arrampica sul sentiero ghiaioso un paio di centinaia di metri più in alto di me.
    Il tempo di ribadire a me stesso che le mie motivazioni di corsa sono altre e di veder volare a peso morto un capriolo dalla balza di roccia soprastante la cengia fin giù nel vallone detritico e mi trovo al primo scollinamento.
    La prima discesa invita a correre: arrivo al primo ristoro senza quasi nemmeno rendermi conto di essere partito.
    Superato il primo ristoro, la vista si apre sul lago di Braies, ne percorriamo la sponda meridionale, salutati da escursionisti e famiglie, fino a guadagnare l'attacco della seconda salita: il cielo è limpido ed il sole ha già iniziato a mostrare i suoi raggi, dopo poco si superano le rampe iniziali ed inizia un lungo sentiero a pendenza più dolce lungo l'altopiano prativo fino al rifugio Biella: qui il panorama spazia sull'arco dolomitico da uno scranno privilegiato sgombero alla vista.
    Manca ancora molto al ristoro successivo ed a Cortina ancora di più, il sole splende alto nel cielo ma picchia forte: bisogna abbassare i giri del motore.
    Ricaricate le batterie alla Malga Ra Stua e terminata la discesa, inizia l'eterna risalita lungo la Val Travenanzes nelle primissime ore del pomeriggio talvolta protetti da qualche nuvola passeggera e sorvegliati ai lati dalle verticali bastionate di dolomia, del gruppo delle Tofane a sinistra e del gruppo del Lagazuoi a destra, forate in parte da cavità naturali dell'ambiente calcareo, in parte da cavità prodotte dall'umano delirio un secolo fa' quando il sangue ed il piombo furono quotidiana ordinaria amministrazione di questo scorcio della prima linea nella Grande Guerra.
    Risalgo la valle cercando con lo sguardo quelle aperture, talvolta di vedetta più spesso da fuoco; nella mente risuona il testo "Generale" di De Gregori.
    Rilancio lo sguardo verso la strada da percorrere e vedo atleti dai​ quattro angoli del mondo.
    Piace vedere che luoghi che furono teatro di cieca ostilità e divisione, oggi lasciano spazio a manifestazioni che hanno ben altro da dire aldilà delle mere classifiche.
    La storia non è mai abbastanza affinchè​ l'uomo impari dal proprio passato, e quella scritta dai vincitori​ ad uso e consumo dei vincitori lo è anche meno.
    Ben oltre 2 ore di salita sono abbastanza per queste riflessioni e lo scollinamento alla Forcella Col dei​ Bos mi ricorda che manca poco al ristoro successivo.
    Ormai il grosso del dislivello è fatto, non si può mollare adesso; poco più di un'ora e mezza sono al Passo Giau: il sole comincia ad abbassarsi, l'aria più fresca è una piacevole carezza di sostegno dopo ore di fatica, un'ultima rampa violenta fino alla Forcella Giau e poi sarà fatta.
    L'altopiano scorre leggero sotto ai piedi;​ superato il cancello per il bestiame alla Forcella Ambrizzola, il campanile della chiesa in Corso Italia si mostra maestoso, lontano ma raggiungibile.
    La gamba c'è ancora, si picchia su Cortina e d'un fiato si arriva sul rettilineo finale: la gente applaude ed incita​ gli atleti, i bambini chiedono il 5: che si ricambia.
    Al chiosco delle bevande l'addetto mi dice qualcosa in dialetto veneto, nemmeno tanto stretto, poi mi porge sul banco un bicchiere di birra: è fatta davvero.

    Alé Atletica  Levante

     

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