TOR330 - Tor des Géants

    TOR330 - Tor des Géants

    Report di Matteo Maggi

    11-17 settembre 2022 - Courmayeur

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                     Ho fatto il Tor de Geants;

    Per tradizione ,chi taglia il traguardo degli oltre 330km e 24000m di dislivello, viene insignito del titolo di “Gigante” ma vorrei fosse messo agli atti che;

    Durante la mia odissea di 102h ho odiato con tutto il cuore ogni monte della Valle D’Aosta, tutti. Anche quelli più incantevoli. Quelli con i laghetti glaciali, quelli con le lingue di ghiaccio che toccavano il sentiero, quelli con i pascoli ingialliti pronti per l’Autunno. Avrei voluto avere una ruspa così grossa da “sepparvele” tutti le vostre vette, cari valdostani.

    Ho odiato gli incitamenti dei trekker e soprattutto quei trekker che mi superavano sulla salita del Deffeyes e scherzosamente mi urlavano “dai che poi spiana!”, che fantasia…

    Ho odiato le strillanti marmotte, le imperturbabili mucche e il loro sterco, quello stambecco solitario sull’Entrelor.

    Ho odiato i valdostani ed il loro cattivo rapporto con il sistema metrico decimale.

    Sono totalmente inadeguati a fornire indicazioni. Il loro “sale un po’, ma non troppo” sarebbe condivisibile solo da uno sherpa del Nepal, maledetti!

    Ho odiato un ceco ed uno slovacco che durante il loro tampinamento dovevano per forza comprovare a loro stessi che la scissione del 1993 fu effettivamente un divorzio di velluto.

    Ho odiato la minestrina del Tor, i plumcake del Tor e i sali del Loo che lasciano nella borraccia lo stesso puzzo del vomito di bile.

    Ho odiato con tutto il cuore la giovane oste del Gran Tournalin che c’ha messo davvero troppi secondi ad indicarmi la zona per il riposo.

    Ho odiato le “ciocche” ai piedi, la disidratazione, l’Intestino irritato, le ritirate nel bosco, i crampi dopo 20km e i microsonni di mezz’ora.

    Con Silvio ero nauseato dall’infinita discesa dal Col Champillon e dalla polenta a Ponteille Desot e forse lui per primo lo era per i miei problemi di meteorismo, per non parlare di quei traumatici chilometri sotto il sole con Paolo, l’higlander di Garessio e la sua odiosa fascia sfibrata al ginocchio, ma a che ti serve! 

    Ho odiato i cieli tersi, i cieli stellati, i tramonti a 2500 e pure le albe. Anche l’alba al Coda mi ha infastidito, l’intervista al Dondena e le assillanti domande sul mio coniglio sulla spalla (caro coniglio ti sei fatto portare su e giù per le montagne e neanche un grazie).

    Che vergogna le lacrime di gioia sulla salita del Malatrà o David Bowie cantato a squarciagola alle 4 di notte sul canalone del Loson… Roba da pazzi.

    Ho giurato e spergiurato a me stesso, che mai e poi mai avrei ripetuto uno sforzo del genere. Che non ha senso una sofferenza così, per 5 giorni, senza mai dormire, in una continua escalation di dolore. Ma perché questi picchi emozionali? Li odio.

    Ed ora a 4 giorni dal glorioso arrivo, con Ludovica sulle spalle, incitato da amici, parenti, moglie e passanti voglio nuovamente ribadirlo. 

    Per tutte le ragioni sopra descritte,annuncio che;  questo NON sarà il mio ultimo TOR, perché il Tor non è ciò che vivi ,ma è ciò che ti lascia e credo servirà ancora un po’ di tempo prima che lo realizzi in pieno.

    Caro Tor, semi citando i Baustelle, ti amo,ma ti odio però, ti amo tutto.

    Grazie Alberto, stella polare di ogni decisione sul campo e Grazie Federica, la mia infallibile Jean Todt ai box.

    Ironicamente Vostro

    Matteo

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