Andersen Trail - Il grande cuore di quelli che vanno piano

    Andersen Trail - Il grande cuore di quelli che vanno piano

    Report di Giacomo Podestà

    Sestri Levante, 12 febbraio 2023

    Sulla bravura dell’organizzazione e sulle grandissime prestazioni dei super atleti è stato già scritto molto.

    Oggi, invece, vorrei raccontare il punto di vista del grande popolo dei runner mediocri. Forse perché mi sento, a tutti gli effetti, uno di loro, ma ho vissuto con una particolare emozione questa giornata trascorsa a fare assistenza ai partecipanti.
    Perché è vero che sui giornali e nelle foto di rito ci finiscono i primi, ma tutto ciò è reso possibile grazie alla massa di quelli che vanno piano.
    Eccoli, ai nastri di partenza: due gruppi di circa 300 persone dalle tenute variopinte, spesso di età non proprio scolare. Fisici di tutti i tipi: c’è quello un po’ sminchio, che sembra spezzarsi sotto al peso dello zainetto da trail. C’è quello con la pancetta, campione di terzo tempo a birra e salsicce. C’è la signora di una certa età che ti aspetteresti di trovare in passeggiata a mare con i nipoti, a mangiare il gelato. Partono per fare la lunga, oppure la “breve”. Tra virgolette, perché se la 47 km è veramente massacrante, non è che la 22 km sia proprio una passeggiata. È comunque una distanza di un certo rispetto, ben lontana da quella che un comune mortale potrebbe sostenere.
    Molti di loro affidano le loro speranze agli ultimi ritrovati della tecnica: scarpe top di gamma, bastoncini in carbonio, taping e tutori come se piovesse. Qualcuno sembra un po’ improvvisato. E so bene cosa si provi a presentarsi ad una manifestazione ed avere la sensazione di essere, alla partenza, il meno pronto. Tutti sono accumunati dallo stesso sorriso: la consapevolezza di compiere un’impresa meravigliosa.
    Il sorriso si allarga ben oltre i limiti fisici dell’ortodonzia quando, dal bosco, compaiono gli scorci sul nostro bellissimo mare.
    Che bello vederli arrivare ai ristori: facce distrutte dalla fatica. Qualcuno si trascina zoppicando. Guardano la Coca-Cola come se fosse oro e le arance come se fossero diamanti. Poi ripartono e si limitano a chiedere “Da che parte?”. E non puoi non applaudirli, incitarli.
    Ci sono anche i poveri cristi che, chissà per quale dannato motivo, hanno sbagliato strada e si sono sciroppati qualche chilometro e qualche centinaio di metri di dislivello in più. Certo, il percorso è davvero bello ma fare il bis annichilirebbe la consistenza mentale di chiunque. Eppure, non demordono: si rimettono in marcia e riescono a rientrare nel cancello orario.
    Si, il cancello orario: quel nemico invisibile, che pende come una spada di Damocle sulla testa di tutti noi mediocri. E quando passi il primo per miracolo, ti domandi se riuscirai a restare dentro al prossimo. Perché, alla fine, il sogno di tutti è arrivare in fondo. Magari arrivando prima di quello che arriva dopo di te. E pazienza se quello che arriva dopo di te è la “scopa”.
    Sulla strada verso Riva Trigoso, una turista che passava di lì per caso ha notato un gruppetto di atleti. Li ha squadrati perché, probabilmente, non capiva come mai quei tre tizi vestiti stranamente, con dei numeri appiccicati sul petto e i bastoncini da montagna stessero arrancando dietro alla Fincantieri. Si è girata e ha mormorato qualcosa.
    Per la gente normale, voi siete dei supereroi.

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