Report di Luca Toso
Courmayeur, 29 luglio 2023
Lo scorso weekend Tomaso Delucchi, Davide Sturlese ed io abbiamo preso parte al vertical VK2 del Monte Bianco.
Il fine settimana di Courmayeur proponeva 3 gare con la possibilità di partecipare ad una singola a scelta, al VK1 + il trail oppure al challenge, ovvero a tutte e tre...
La prima, detta VK1, è il vertical in notturna che parte alle 20.30 del venerdì da Dolonne per raggiungere la prima stazione della funivia Skyway chiamata Pavillon.
I chilometri da percorrere sono 7 con un dislivello positivo di 900 metri.
La Skyway è un impianto di risalita inaugurato il 30 maggio del 2015 che permette di raggiungere i 3466 metri di punta Helbronner in 11 minuti di tragitto diviso in due tronconi: la struttura, seppur futuristica, si integra con l'ambiente creando un effetto wow.
La seconda gara, la VK2, parte il sabato alle 7 per raggiungere punta Helbronner, terminando proprio sulla prima terrazza della stazione di arrivo della funivia.
La distanza da coprire è di 11km con un dislivello positivo di 2200 metri.
La terza proposta del menù valdostano propone, calcando la mano, il Trail del Battaglione, un trail da 60km con 4600 metri di dislivello positivo.
Ritirati i pettorali venerdì sera e consegnate poi le borse che avremmo ritrovato in quota il giorno dopo con il cambio vestiti, abbiamo ripassato velocemente i tratti di questa competizione visto che questa è stata la mia quarta partecipazione e conosco abbastanza bene le fasi della gara stessa.
(Sì, sono masochista)
Dopo qualche piccola disavventura e qualche dimenticanza (risolte tutte egregiamente), ci troviamo allo start in mezzo ai 329 partenti, tutti col naso all'insù a guardare i pressi del lontanissimo traguardo.
Il primo tratto di 4km è tutto su strada asfaltata in leggera salita che devia poi in una piccola frazione, attraversa la Dora Baltea e torna sulla via che porta alla partenza della funivia.
Da lì inizia un chilometro di strada sterrata che lambisce il fiume, con tratti di salita gestibili fino ad incanalarsi in un single track in salita.
La vera gara inizia lì.
Si inizia a salire, i bastoncini iniziano a guadagnarsi il pane e le gambe iniziano a fumare: quando ti trovi lì inizi a capire il significato di vertical anche se, poveri ignari, il bello deve ancora venire.
Raggiunto il Pavillon si lasciano tassativamente i bastoncini e... si indossa il casco da alpinismo, dotazione obbligatoria da consegnare la sera prima senza la quale non è possibile proseguire in sicurezza: perché?
Perché lasciato il primo check point, il terreno inizia a farsi sempre più aspro fino a lasciare il posto ad un sentiero di pietrisco.
Seguendo la traiettoria della Skyway si sale, sempre, incessantemente, incontrando il primo pilone: da lì a poco si attraversano le reti anti neve e il percorso cambia ancora.
Davanti a noi, o forse SOPRA di noi, inizia la parte veramente tecnica, composta da passaggi su roccia nei quali aiutarsi con le corde fisse: ora il termine vertical trova giustizia.
Si comincia a vedere la stazione di arrivo e il cervello crede di essere a buon punto.
No, nemmeno per idea.
Si raggiunge il rifugio Torino vecchio, ci si gira attorno e si continua a salire.
Da lì a poco l'ultimo tratto di gara si presenta chiaro davanti agli occhi, la voce dello speaker diventa una luce in fondo al tunnel della fatica e le gambe... averne ancora di gambe...
L'incessante salita e l'aumento di quota svuotano di forze gambe e testa, lì si viaggia per inerzia: la scala a pioli che porta alla terrazza dell'arrivo di avvicina, appena la si tocca con le mani le energie riaffiorano come per magia ed in preda all'euforia ci si lancia a capofitto verso la fine della fatica.
Pochi passi e il trasponder pone fine alla mattanza di glicogeno.
Il primo ad arrivare dove osano le aquile è stato Tomaso, seguito da me e poco dopo da Davide.
Ritorno in funivia, compresa nell'iscrizione, pasta party in zona partenza e ritiro in branda per recuperare levataccia e fatica.
Domenica mattina, non contenti, abbiamo raggiunto il rifugio Bonatti, salendo dalla val Ferret, per andare a tifare i compagni di squadra Marco Cavallero ed Enrico De Ferrari impegnati nel Trail del Battaglione: anche lì tante emozioni ed un tratto di gara corso insieme a loro.
(Non fatelo, vanno troppo forte)
Ci sarebbe da scrivere parecchio su questa VK2 ma oltre a non essere capace, non riuscirei a trasmettere quello che è in realtà.
Un consiglio: provatela che non ve ne pentirete.
