Report di Giacomo Podestà
Recco, 05 Settembre 2023
“Questa cosa della scianca ci sta sfuggendo di mano” (cit.)
Da qualche mese una nuova sfida infiamma la calda estate 2023, e la prima brezza settembrina non è sufficiente a calmare i bollenti spiriti.
Non è la sfida tra Jim Walmsley e Zach Miller. Troppo scontato.
Non è nemmeno Wout Van Aert contro Mathieu Van Der Poel. Anche perché vince sempre lo stesso.
Non è neppure Rocky Balboa contro Ivan Drago, anche se la differenza di stazza è più o meno quella.
È molto, molto, molto più sentita…
Si tratta della sfida tra Orlando (il furioso) e Jack (lo sventrapapere). Per l’ennesima volta, i due atleti della compagine levantina non se le sono mandate a dire.
Le prime avvisaglie si sono viste a giugno, alla Cinque Campanili di Zoagli. Jack è partito lento, mentre Orlando ha stabilito subito un buon ritmo nel primo tratto in salita. Con tanta pazienza, Jack ha ricucito lo strappo nella parte trail per poi sfoderare la rasoiata nella scalinata della morte, mantenendo il vantaggio nel tratto in discesa fino all’arrivo.
Uno a zero per Jack.
Domenica scorsa, alla Superleivi la scena si ripete. Orlando parte forte su asfalto; Jack attende e, piano piano, recupera nel tratto in salita. Al giro di boa, passa in testa, cercando di serrare il ritmo sull’anello del Curlo, dove però va improvvisamente in crisi e viene superato. In discesa e in volata Orlando consolida la supremazia.
Uno a uno e palla al centro.
Neanche due giorni di riposo e arriva il fatidico messaggio di Whatsapp: “Oh bestia...Scianchiamo?”
La risposta non si fa attendere ed è perentoria: “OK”
Alla Marcia dei Fuochi il copione si fa un po’ più interessante perché, a complicare le cose, ci si mette la vettura della municipale. Occorre sapere che l’organizzazione, tutti gli anni, prevede una specie di passerella degli atleti lungo i quartieri della città per salutare i vari rioni, prima dell’inizio della gara vera e propria. In testa al gruppo viene piazzata, a mo’ di safety-car, la macchina dei solerti tutori della fluidità della circolazione urbana che, però, questa volta hanno ricevuto un ordine inaspettato dal coach: inserire un programma di ripetute nel riscaldamento. Il risultato è un percorso di circa due km fatto a tratti con picchi di 4.30 min/km, alternati a frenate brusche e conseguente spiaccicamento degli atleti sulla targa della volante come moscerini sulla Serravalle, con l’aggiunta del simpatico siparietto della strada bloccata e della conseguente rivisitazione del percorso originario. (Notare che i vigili si sono stupiti di essere bloccati in un tratto di strada chiusa che probabilmente essi stessi hanno chiuso qualche minuto prima. In pratica hanno generato l’invenzione del secolo: un loop di moto perpetuo). Giusto per condire con un po’ di pepe un inizio gara che dovrebbe essere all’insegna della tranquillità. Il risultato di tutto questo casino è che si formano due gruppetti: quelli un po’ sgamati provano a restare con i primi, mentre gli altri si ritrovano con un distacco di alcune decine di metri.
Ad ogni modo, al suono della sirena, la gara finalmente parte. Jack, nel gruppetto di testa, stabilisce un ritmo non eccessivo ma viene prontamente rimontato da Orlando (che era nel secondo gruppo).
Si forma un piccolo distacco, di circa 30 metri, che Jack prova a contenere.
Nei tratti finali di salita, il distacco si riduce. Al bivio dove inizia la discesa, una guidatrice evidentemente foresta (i tratti tipici dell’area sottesa tra il Ticino e l’Adda c’erano tutti: mega suv, faccia abbagliata dal sole al tramonto nonostante gli occhiali di Dolce & Gabbana, cronica incapacità di manovrare nei tratti di strada stretti, utilizzo del freno per mandare messaggi in codice morse) prova a ostacolare la rimonta ma viene prontamente redarguita da Jack con dolci parole al sapore di zucchero e miele.
La discesa è una specie di rollercoaster. Non importa in quali condizioni si arrivi in fondo: la rivalità impone un ritmo forsennato e, se occorre, anche di rotolare. Gli anni trascorsi a guardare le finali mondiali di cheese-rolling, antica disciplina di origine celtica, danno i loro frutti. A metà discesa, i due superano, chiedendo gentilmente permesso, un atleta che aveva iniziato il tratto con un buon vantaggio (questa è la versione dichiarata alla stampa nel dopo gara, ma voci di corridoio sostengono che il poveretto abbia rilasciato una versione discordante).
Si spunta dall’altro lato della ferrovia e cominciano le tattiche, stile volata della Milano – Sanremo. Orlando prova a imporre un forcing. Jack, scottato dalla precedente sconfitta, si piazza subito a ruota per sfruttare l’effetto scia e raschiare il fondo del barile dei watt ormai terminati.
Ennesimo cambio di programma inaspettato: l’organizzazione decide di deviare la gara su una scogliera, con un bivio che a un certo punto si tramuta in un quadrivio, non presidiato dai volontari e, quindi, soggetto a libera interpretazione. Il risultato è che i due atleti transitano su due percorsi diversi. Jack, probabilmente fuorviato dall’età che avanza e dalla prostata che chiama, passa di fronte ai cessi pubblici. Orlando, pensando di essere già al Santa Cross Triathlon, passa sugli scogli, pronto a gettarsi in mare. Fortunatamente, si ricongiungono mantenendo le posizioni originarie e il forcing ricomincia.
A questo punto, Jack, in preda ad allucinazioni, sottostima la distanza residua e parte per la volata. Peccato che mancano ancora parecchie centinaia di metri, il cuore è in zona 16, il lattato scorre come la birra all’Oktoberfest e il ritmo è insostenibile. Orlando ripassa in testa con la foga di Carletto Mazzone sotto la curva dell’Atalanta. Jack molla, la volata è persa. Poi ci ripensa. Il pontino finale ha due curve strette: nella seconda riesce ad appendersi alla ringhiera usando il braccio a mo’ di fionda gravitazionale degna dell’Apollo 13. Mancano 20 metri, il vantaggio di Orlando è ancora grande, Jack recupera, volano sportellate come quelle tra Cole Trickle e Rowdy Burns (“Rubbin' is racing”, cit.). Arrivano praticamente insieme e l’arrivo viene immortalato in una foto storica con le espressioni da faccia da guerra del Sergente Maggiore Hartman. Nella foga, uno degli organizzatori che aveva evidentemente sottostimato la quantità di testosterone nell’etere, viene praticamente sbalzato nel fiume. Il cadavere non è stato ancora ritrovato.
Il photofinish è implacabile.
Due a uno per Orlando.
Il resto conta poco. Ok, i due portacolori dell’Atletica Levante piazzano due dignitosi piazzamenti: sesto e settimo assoluto. Gli atleti forti sono altri. Ma l’unica cosa che conta è arrivare prima del rivale. Ora bisogna trovare la prossima gara in calendario per prendere la rivincita.
Alé Atletica Levante
