GLI ATLETI DI ATLETICA LEVANTE ALLE GARE TOR 2023
Courmayeur, 10-16 settembre 2023
Racconti di: Matteo Maggi - Stefano Camarda - Giancarlo Leverone - Alberto Azzarini - Giacomo Podestà - Gianluca Gianelli
Report di Matteo Maggi
È andata male. Pensavo di aver svolto i compiti con precisione certosina. Ero e sono certo di essermi presentato alla partenza del mio secondo Tor con maggiore preparazione fisica ed un carico di esperienza maggiore rispetto allo scorso anno.
Avevo delle ambizioni; ovviamente ultimare la gara, ma facendo meglio dello scorso anno.
Purtroppo però il Tor significa avere a che fare con incalcolabili variabili, che possono, in poche ore, danneggiare mesi di sudore e sacrifici.
Pur in netto vantaggio sui passaggi dello scorso anno comincio già dalla Valgrisanche ad accusare un dolore acuto al quadricipite, inizialmente sottovalutato.
Senza grossi problemi arrivo comunque alla base vita di Cogne (100km).
Provo una forte sensazione di indolenziamento al quadricipite. Mi faccio massaggiare.
Esco dalla base vita molto contratto e mi rendo conto che qualcosa non andava. Provo a resistere una trentina di km, ma la gamba sinistra non spinge e non ha la forza per controllare l'appoggio in discesa. A Chardonnay Federica mi viene incontro e constata la mia andatura caracollante, nonché mi fa notare uno strano rigonfiamento sulla coscia (che a seguito di ecografia risulterà uno strappo al vasto mediale).Mi riposo e provo a ripartire ma niente... Non ho spinta e nemmeno forza in appoggio. Devo abbandonare.
È un colpo al cuore, ma sono cosciente fin da subito che questa faccia parte del gioco e che non avevamo alternative.
Non mi rimane che molta rabbia e tanta delusione, ma fin da subito sono certo che la mia storia con il Tor non finirà così.
Quest'anno ho perso, ma la sconfitta sarà la prima pietra per la rivincita. A presto Tor!
Grazie Alberto imprescindibile presenza, Grazie Federica, mio “angelo” custode.
Rapporto di Stefano Camarda
Partenza alle 21 di martedì 12 settembre da Gressoney-Saint-Jean con arrivo a Courmayeur dopo circa 140 K con 10200 D+. Gara lunga, dura e di complicata gestione, con cancelli orari molto stretti. Ci sono 7 salite da più di 1000 che ti sfiniscono!
Il pessimo meteo ha condizionato la gara. Quanta acqua abbiamo preso! Temporali, acqua/grandine il mercoledì mattina e pomeriggio, alla fine non avevi più indumenti asciutti e lo zaino pesava sempre di più! Arrivo ad Oyace (secondo cancello orario) in pieno controllo e in largo anticipo rispetto a quanto avevo previsto, ma con la consapevolezza di avere ancora tanta strada davanti. Si riparte dopo aver riposato il corpo e la mente. Da qui fino al rifugio Champillon affaticato ma in linea con i tempi. Al rifugio sosta per mangiare qualcosa, e mi viene data una minestra, che lì per lì risulta saporita, ma purtroppo risulterà essere un macigno sullo stomaco! Da qui fino alla tarda mattinata di giovedì raggiunto il rifugio Frassati non riesco a mangiare nulla ma solo a bere acqua. Ovviamente sarà un calvario perché non ho più energia, e non riesco più a correre! Comunque alla fine a Courmayeur dopo 41 ore e rotti arrivo e sono finisher del Tot Dret!
Alcuni numeri per capire di che gara stiamo parlando:
503 iscritti
171 finitore
225 ritirati/squalificati
Un ringraziamento infinito ad Irina ed Alberto che mi hanno aspettato a tutte le basi vita; a Charlie, Filippo e Matteo per i consigli e l'incitamento ed ai miei compagni di viaggio: Super Angela (l'aliena) ea Gianluca.
@atletica.levante
Rapporto di Giancarlo Leverone
Da molto tempo sentivo parlare di Tor e dell'atmosfera che si vi si respira ma mai ero salito a Courmayeur a vedere di cosa si trattasse. Quest'anno ho deciso di viverla almeno in parte e da vicino e ne sono rimasto entusiasta. Premetto che non ho grande esperienza di questi eventi anche perché non ho la preparazione per affrontarli ma la formula per poter correrne una parte ed unirsi ai veri eroi che lo hanno fatto è sicuramente un'esperienza indimenticabile. Il Tor non è una corsa, è un viaggio attraverso insidiose montagne e piccoli paesi dove trovi un'accoglienza straordinaria ma è soprattutto un viaggio attraverso sé stessi per conoscersi fino in fondo e gestire al meglio le proprie forze e le proprie emozioni. Il Tor 30 consente a chi non ha così tanta energia da poter vedere da vicino questi “Giganti” e soprattutto quelli che arrivando l'ultimo giorno hanno dovuto combattere con cancelli orari e acciacchi di ogni natura. La gara parte da St Rhemy nella valle che porta al Gran S. Bernardo e attraversando il Col de Malatrà porta a Courmayeur. Sotto il profilo del tracciato, a mio avviso è alla portata di molti, i passaggi non sono particolarmente impegnativi e molti sentieri sono corribili. Sabato il tempo non è stato clemente: nebbia e pioggia hanno oscurato meravigliosi paesaggi e reso infide le discese nei boschi ma all'arrivo nelle prime case di Courmayeur tutto diventa fantastico....: la gente ti incita come se fossi il primo, l'affollata via principale si apre al passaggio di ogni concorrente e l'arrivo con passerella e schermo gigante ti fa sembrare per alcuni istanti un vero eroe. Da pelle d'oca l'arrivo dell'ultimo super eroe del Tor des ghiacciai (450 km – 32.000 m di dislivello positivo …), un boato al suo arrivo con tanto di inno nazionale, intervista e lacrime in diretta…
Ancora una volta posso dire che il percorso è uno sport meraviglioso
Rapporto di Alberto Azzarini
Giornate intense, un'occasione dove si impara tanto da tutti, osservando, ascoltando, un parco giochi del Trail. Non si avverte la fatica perché è condivisa. Mi restano queste immagini. Charlie ovunque sul percorso, il sorriso di Angela a Oyace nonostante la grande fatica ,Gianluca che si stupisce nel vederci sotto la pioggia aspettarlo a Valtournanche , Matteo rigido per il dolore nel cercare comunque di avanzare, la rabbia di Fede Maggi con la povera infermiera di Champorcher , Giovanna preoccupata per la pioggia, Stefano e la sua serena chiacchierata riposo di Oyace, Irina organizzazione logistica perfetta sorridente e con una disponibilità infinita sempre disponibile “x” tutti.
Relazione di Giacomo Podestà
16 Settembre 2023 – TOR 30 Passaggio al Malatra - Courmayeur
Lo scorso fine settimana un'allegra comitiva di trail runners dell'Atletica Levante si è ritrovata a Tortona per partecipare al TOR. Si chiama TOR perché la partenza è proprio nella ridente località del Basso Piemonte. Se fosse stata a Courmayeur, si sarebbe chiamato COUR.
Mi sarebbe piaciuto vedere il Monte Bianco, ma la fitta nebbia tipica della Valle Scrivia mi ha permesso di ammirare solo il Monte Grigio.
Battute a parte, il meteo è stata l'unica nota negativa di un fine settimana che definirei epico.
Parto dalla fine, cioè i complimenti ei ringraziamenti ai compagni di avventure. Grazie davvero, di cuore, per tutto. Per la compagnia, per l'aiuto, per il sostegno al traguardo, per le stupende foto ei video che rimarranno come ricordi indelebili.
Mentre guidavo verso la Valle D'Aosta (quella vera 😊), con la Iri abbiamo parlato a lungo di quanto fare pare di una squadra renda tutto un po' più magico. Anche in un'attività che, in fin dei conti, è uno sport individuale.
Vado in ordine alfabetico:
Grazie a Charlie, compagno di smezzamento taglieri misti, abbiamo fatto impallidire la cameriera della Grolla.
Grazie a Gianluca e Giovanna. Senza il vostro aiuto sarebbe stato tutto più difficile. Ci avete fatto il regalo perfetto.
Grazie a Giancarlo con cui ormai condivido sempre le partenze delle migliori gare.
Grazie a Matte e Federica: con i vostri racconti mi avete fatto salire la scimmia. E grazie anche a Ludo che ha monopolizzato la Iri!!
E grazie ovviamente alla Iri, compagna di mille avventure che, come sempre, ha spaccato di brutto!!! Sei il mio orgoglio gigante e il mio punto di riferimento in questo sport.
Veniamo alla gara. Che terribile? Quando vai in questi posti, parti sempre un po' con la sindrome del pisello corto. Perché il meteo è avverso, perché la gara è dura, perché l'allenamento è stato evidentemente non abbastanza, perché sei in mezzo ai giganti…Si, i giganti che hanno fatto le tre gare lunghe. Chi le ha finito, chi no. Sono comunque giganti, anche solo per averci provato per un po'. Penso alla fatica, al freddo di una gara di trenta chilometri e continuo a non capire come una persona possa reggerne 130. Figuriamoci 330 o 450….
Anche nella 30, hai comunque di fronte gente “importante”. Gente preparata, che vive e conosce la montagna da una vita. Poi arrivi te, che vivi a zero metri sul livello del mare, che ogni tanto fai una corsetta fino a Punta Manara e che ti senti un dio se riesci a salire sugli scogli senza imbelinarti e pensi: “cosa diavolo ci faccio qui?”.
Beh, il risultato è una notte insonne ma, per fortuna, al mattino Gian e Giovanna ci fanno da tassisti e ci portano alla partenza. L'alternativa sarebbe stata andare con la navetta, con sveglia alle 4 del mattino. Non finirò mai di ringraziarvi.
Freddo….Maledetto freddo. Da chiedersi per quale motivo non la facciano a luglio. Con le palme e le noci di cocco. Dubbi amletici su quale equipaggiamento portare, ma alla fine opto per tenuta leggera. Ci si scalda correndo. Poi, con i bastoncini dell'Ipercoop, è come correre con i pesi da palestra.
Pronti via. Inesorabilmente, rimango imbottigliato nel gruppone. D'altra parte, penso, andranno tutti come missili. Invece no: mi ritrovo a “spingere” quelli più lenti. Peccato che il single track verso il Frassati sia stretto e con poche possibilità di superare. Cerco di sorpassare dove si può, ma sempre con un occhio al cardio. Il leitmotiv è “risparmia energie, che la salita è dura e la discesa lo è ancora di più”. In ogni modo, riesco a stabilire un bel passo, puntando alcuni avversari e, piano piano, riprendendoli.
Il Malatrà: per chi fosse interessato a sapere come ci si sente a passare al Malatrà, beh, ve lo dirò la prossima volta. La realtà è che il Malatrà, per me, è stato esattamente come la succitata gita a Tortona in pieno inverno. Una stupenda coltre grigia RAL 7035 come i quadri elettrici. Credo sia davvero un peccato, visto che me lo hanno descritto come uno dei posti più belli e carichi di significato dell'intera Valle D'Aosta.
Nella discesa, inserisci il turbo e recupero altri 5 o 6 atleti. Al punto di sentire il tibiale e cominciare a temere di aver osato un po' troppo.
Salita verso l'ultimo colle Entre Deux Sauts: la trovo tutto sommato facile. Ristoro e si riparte verso la balconata della Val Ferret. A questo punto abbiamo passato il giro di boa e le gambe cominciano a diventare di ghisa. Anche il cervello comincia a elaborare strani concetti, in preda ai fumi del lattato. Supero Andrea, l'amico di Orlando e, da buon ingegnere, mi lancio in sillogismi del tipo “Se Andrea è arrivato davanti a Orlando a Recco e io oggi arrivo davanti ad Andrea, vale come se avessi battuto Orlando, anche se non c' è?”. Motivo per accelerare.
La balconata della Val Ferret. Ecco, vorrei conoscere quel figlio di buona donna che ha detto che, una volta arrivati qui, è tutta corribile.
Primo: è lunga come una autostrada tedesca. Non finisce mai. MAI!
Secondo: rivediamo il concetto di “è tutta corribile”, visto che al 90% è in salita!!!
Terzo: la vista sul Monte Bianco dovrebbe ripagare lo sforzo ma, come vi dicevo, a Tortona c'è solo il Monte Grigio e quindi non ho visto un belino di niente.
A complicare le cose ci si mette la pioggia che, a questo punto, diventa battente. Bagnato come un pulcino comincio a intravedere strani animali. Dalla nebbia confronta una pecora alta un metro e ottanta al garrese e mi chiedo se si tratti di un'allucinazione (all'arrivo, anche gli altri mi hanno confermato di aver visto l'ovino ipersteroideo).
Supero un tipo. Poi mi passa di nuovo davanti. Mi gira il belino più del rotore di uno Chinook, ma di più non riesco a spingere. Lui prende un altro tizio e si tirano a vicenda. Maledetti.
Finalmente arriviamo al Bertone. Uno dei due tizi si ferma. Io approfitto e riparto subito verso la discesa. L'altro è poco più avanti. Scende come uno stambecco. Mapporc…Mi tocca tirare. E pensare che volevo fare una discesa andando prudente come Nico Cereghini. Ma lui scoppiò. Si ferma. Io continuo. Ormai ho un abbrivio che per fermarmi devo stamparmi contro un autobus. Schivo tutti i giganti delle gare lunghe.
Pezzo finale nel parco, una bombazza. Non pensavo di averne ancora così tanta. Poi si entra a Courma. E qui è l'apoteosi. Tutti che si alzano dai tavoli per applaudire. Gente che incita compresi i compagni di squadra che urlano a squarciagola. Uno sconosciuto mi dà il cinque. Chi non l'ha mai provato non può capire cosa si prova. E sto ancora viaggiando e recuperando avversari.
Alla fine, ci esce pure un bel tempo: 4 ore e 38 minuti. 103esimo su più di 400 partenti. Molti ritirati.
E, ripensandoci, non sono poi così fuori posto.
La Iri ovviamente fa una prestazione super: mi rifila un quarto d'ora e si piazza 60esima. Nona donna assoluta. Gian Leverone arriva con un tempo ottimo pur partendo con qualche acciacco.
E, niente, volevo solo aggiungere che poi, alla sera, alla Grolla abbiamo dato danno. Il Conte Max sarebbe stato fiero di noi.
Report di Gianluca Gianelli
La Sfida del Tot Dret
Alberto me lo aveva detto " non va bene, troppo dura, per te ci vuole più tempo x prepararla"
Che strano, aveva ragione...
Volevamo farla insieme io e Laura Sanguineti, consapevoli dell'azzardo, ma lei cambia lavoro, non può venire ed io resto con il cerino in mano...
Va beh, si fa lo stesso.
Alberto mi spiega le complessità di una gara del genere per cui l'obbiettivo minimo diventa arrivare alla base vita al 74 esimo km e fare esperienza per lavorarci poi l'anno successivo.
Gli allenamenti durante l'estate forniscono delle buone risposte e si è fatta largo in me l'idea che forse avrei potuto chiuderla.
Arrivo al giorno della gara pieno di buone speranze, riposato e carico.
Purtroppo piove e comincio a pensare che il maltempo avrebbe aggiunto difficoltà e non ne avevo proprio bisogno. Sarà poi così.
La partenza è emozionante ed ha smesso di piovere, incrociamo le dita.
Porto negli occhi la salita al Pinter, il primo colle, un bel 1300+ in 6km. Lo spettacolo offerto dalle frontali che si muovono come un serpente lungo la salita è incredibile.
A Valtournanche la prima bellissima sorpresa: Irina e Alberto che mi aspettano! Un regalo inaspettato che mi scalda il cuore e mi riempie di energia!
Purtroppo ricomincerà a piovere, x lunghi tratti, durante la notte ed il giorno successivo.
Finiti i cambi che avevo con me ho preso freddo, soprattutto da sotto il Rifugio Cuney in poi, un posto maledetto a 2600m dove tira sempre un vento infernale.
Faccio due conti con i km che mancano ed il tempo che ho, penso che potrei farcela e accelero il passo in discesa, devo provarci...
Arrivo al 74esimo km e capisco di essere ancora molto lontano da Oyace. Un po' mi scende la catena... Infatti la base vita la troverò all'ottantesimo km.
Mi sarebbe servito arrivarci con 2 ore di anticipo x gestire un'ora di sosta circa e ripartire.
Sono arrivato con soli 45'.
Al mio ingresso c'è una raggiante Irina che mi sprona a proseguire ma il mio primo pensiero, la mia prima domanda è stata: il meteo? Come oggi... pioggia
Ok basta.
L'idea di farmi ancora una notte sotto l'acqua non mi andava, gia' tossivo ed avevo mal di gola. In più probabilmente non avrei passato uno dei prossimi cancelli, quindi non aveva senso continuare, aggiungere fatica per niente.
Per quanto riguarda la gara è stata una esperienza fondamentale, ora so cosa serve e cosa mi aspettata. Ho un anno di lavoro davanti e ce la posso fare.
È stata una settimana grandiosa, passare del tempo con Irina e Alberto, andare in giro con Charlie nei giorni precedenti, seguire gli amici impegnati nelle altre gare e approfondire la conoscenza di tutti. Un grande regalo, un'esperienza bellissima. Da ripetere senz'altro!
Al prossimo TOR 😉
Alè Atletica Levante.
