Report di Alice Bacigalupo
Milano, 7 aprile 2024
E' una tiepida mattinata di primavera a Milano quando mi avvio alle 7:15 verso il duomo passeggiando dall'hotel dove ho alloggiato nei pressi di Porta Romana. Non sono particolarmente agitata, ormai ho "fatto il callo" e imparato - più o meno - a gestire le emozioni (è la mia quinta maratona) e il fatto di aver dormito da sola a Milano mi ha dato modo di occuparmi solo di me stessa per qualche ora. Sono tanti i runners che incontro avvicinandomi alla partenza e ci si guarda con aria complice. Mi dirigo verso il Castello Sforzesco per lasciare il pacco gara (la distanza tra partenza/arrivo e deposito/ritiro borse, a parer mio, è stato un minus dell'organizzazione dell'evento, specialmente per il post gara: dopo che hai corso 42,195 Km dover allungare di un altro km e mezzo per ritirare la borsa è una scocciatura di cui faresti a meno, scocciatura che ho evitato grazie al mio "angelo" Valeria Ferrando).
Entro nella mia gabbia dei "tartarunner" 10 minuti prima della partenza ufficiale e aspetto il via.
Il percorso è molto bello, specie dopo le ultime modifiche di quest'anno, mi godo il passaggio per il centro, il bellissimo parco di CityLife per ben due volte, c'è tanto tifo per essere in Italia e fino al 25 km è puro divertimento. Sapere che per ben 4 volte vedrò Valeria e le ragazze a farmi il tifo è un ulteriore incoraggiamento e sprint per il morale. Dopo il 25esimo iniziano le crisette e il "chi me l'ha fatto fare" che so ormai fare parte del pacchetto maratona. Fa caldo, troppo caldo, il mio corpo non è ancora abituato: bevo come un cammello a ogni ristoro (più o meno ogni 5 km), prendo i sali ogni 2 ristori, benedico i pompieri che per 2 volte ci fanno una doccia gratis. Quando al 35esimo vedo Cecilia per l'ultima volta sono fortemente tentata di cederle il pettorale e farla terminare al mio posto, anche per abbassare la media al km

Stringo i denti e vado avanti, gli ultimi 7 km sono praticamente solo lavoro di testa e cuore perché le gambe ormai mi hanno mandato al diavolo già da un po'.
Mando a quel paese qualche staffettista che mi taglia la strada fresco come una rosa e arranco fino alla fine. L'arrivo sembra non "arrivare" (la ripetizione è voluta) mai.
Taglio il traguardo con un tempo che è più di quanto pensassi perchè, a parte ai ristori, ho cercato di correre sempre. Sono comunque contentissima così.
Anche qui una menzione speciale va alla compagna di squadra e grande amica Valeria Ferrando, che è stata sempre al mio fianco e ha organizzato tutta la giornata per portarmi il tifo da casa. Una vera amica che considero uno dei regali che la vita mi ha fatto.
Alè Atletica Levante! Tanto cuore, testa e gambe!!
Alè Atletica Levante
