Report di Tomaso Delucchi
Da quando mi sono avvicinato al trailrunning consideravo la Lavaredo Ultra Trail come un traguardo per me lontanissimo.
Distanza e dislivello mi sembravano irraggiungibili per il mio fisico da e gli atleti che vi partecipavano li vedevo come dei pazzi furiosi (ma forse io allora non lo ero abbastanza). Lo scorso anno ciò che sembrava impossibile nella mia testa ha incominciato a prendere forma e arrivato il giorno della preiscrizione mi son detto perché non provarci.
Il destino ha fatto sì che fossi tra i 1.676 atleti scelti a partecipare alla 50K con partenza/arrivo a Cortina, da lì è iniziato il mio percorso di avvicinamento fatto di sudore e chilometri per arrivare al giorno della gara nelle migliori condizioni.
La partenza è stata da brividi: già essere suddivisi in "griglie" mi ha fatto capire il peso che questa gara ha acquisito negli anni, letteralmente un fiume di atleti come me pronti a mettersi in gioco a sfidare se stessi su sentieri unici al mondo. Le gambe mi tremavano, determinazione e timore pervadevano la mia testa. Si parte e fin da subito riesco ad isolarmi con ciò che mi circonda, a chiudermi in una "bolla" e correre cercando di gestire al meglio le energie senza pensare alla distanza che mancava al traguardo. La salita lungo tutta la valle Travenanzes, con guadi di cui alla fine ho perso il conto, mi è sembrata infinita ma al tempo stesso spettacolare. Allo scollinamento verso il Col Gallina le gambe erano ancora belle toniche e la tentazione di spingere forte era molta ma la strada era ancora lunga. I campani dei tifosi al ristoro si udivano ancor prima di vedere il rifugio. Breve sosta per ricaricare le scorte di acqua e via verso il sentiero che ci portava al rifugio Averau con lo spettacolo unico delle 5 Torri, salita dura tutta al sole che dopo quasi 4 ore di gara si è fatta sentire ma il passo è buono e la testa risponde bene e quindi giù in discesa e poi un lungo traverso che porta al Giau dov'era posizionato il terzo ristoro. Per la prima volta guardo il garmin e visto il tempo accarezzo il sogno di poterla chiudere sotto le 6 ore ma devo continuare ad ascoltare il mio fisico e continuare la mia corsa. Il tratto che segue offre un paesaggio mozzafiato in cui è impossibile non rimanerne affascinati, la fatica, il caldo e le primissime avvisaglie di crampi incominciano a sentirsi ma era prevedibile, un momento di crisi è lecito in queste gare ma l'importante è avere la volontà di reagire. Tengo botta assecondando i segnali che mi danno le gambe e arrivo al rifugio Croda di lago, ultima ricarica di acqua e sali, da qui dovrebbe essere tutta discesa e così accelero il passo ma dopo appena un km, prima l'adduttore destra e poco dopo il sinistro diventano di marmo e mi devo fermare. Riesco a sciogliermi facendo un brevissimo tratto a passo e riprendo la discesa a ritmo blando senza strafare in modo da correre anche nei tratti di piano e leggera salita.
Sarà la stanchezza ma quest'ultimo tratto mi riporta sulla terra, se fino a Croda da Lago non potevo esimermi da ammirare il paesaggio circostante, quest'ultimo tratto anonimo nel bosco mi è sembrato infinito ma Cortina oramai è vicina, intravedo il campanile, un ultimo sforzo, un ultimo scatto lungo la passerella che porta all'arrivo a tagliare il traguardo con un piccolo salto a braccia aperte in segno di gratitudine e immensa soddisfazione per l'impresa che ho compiuto: il garmin dice 6h 07', la classifica 120° su 1570 atleti giunti all'arrivo ma ciò che più importa è l'aver raggiunto un traguardo che qualche anno prima sembrava impossibile.
#NEXTSTOP TOR100 💪🏻💪🏻💪🏻
