Report di Roberto Arata
Pisa 15/12/2024
2:53:24 numeri, o meglio, un tempo, per qualcuno utopia per altri roba da corsa lenta,
per me il risultato di 3 mesi di sacrifici, allenamenti sotto il sole cocente o con la pioggia e il freddo, la mattina presto o la sera tardi, per lo più in solitaria ma anche condivisi con i miei compagni di squadra. Devo essere sincero, non sono tra quelli che hanno iniziato a correre con il sogno di "fare la maratona di New York" anzi quando nel 2017 ho partecipato alla mia prima mezza mi sembrava già sufficientemente faticoso correre 21 km, raddoppiare la distanza lo consideravo da folli, sarebbe stata una tortura per le mie ginocchia e i miei muscoli. Invece qualche anno dopo, forse per bisogno di una nuova sfida, ho chiesto ad Alberto di costruire insieme un percorso per correre la maratona di Pisa, la mia prima maratona! La preparazione, impegnativa ma ben calibrata, è filata via liscia fino all'ultima settimana quando il solito problema fisico mi ha fatto temere di non riuscire a centrare l'obbiettivo che ci eravamo prefissati: scendere sotto il muro delle 3 ore! E qui un doveroso ringraziamento a Mirco di Physiolab che venerdì, quando ero letteralmente "nelle canne" e pensavo di non farcela, mi ha risistemato un po' permettendomi di arrivare alla partenza più tranquillo.
Ora farò sobbalzare qualcuno dalla sedia ma sarò sincero, nel bene e nel male, l'ho vissuta come una qualsiasi altra gara, pensavo di emozionarmi di più. "Colpa" del percorso un po' monotono e bruttino, a parte l'arrivo scenografico in piazza dei Miracoli sotto la torre, con poca gente a bordo strada ad incitarti se non negli ultimi 100 metri, forse un maratona più partecipata avrebbe cambiato le cose.
Ma veniamo al giorno della gara!
Mi presento in griglia con buon anticipo perché non voglio rimanere troppo indietro alla partenza. Cerco in qualche modo di scaldarmi sul posto perché la temperatura di circa 4°, nonostante la giornata di sole, non aiuta ma con il passare dei minuti lo spazio vitale va via via esaurendosi. Alle 9 precise si inizia, cerco di prendere il mio ritmo piano piano senza farmi travolgere dall'entusiasmo iniziale, non è facile ma più o meno ci riesco. Fortunatamente dopo qualche km formiamo un gruppetto di 5 atleti con un andatura regolare per me sostenibile che sapevo essere fondamentale per far passare il tempo nella prima parte di gara. Sfrutto un po' il loro lavoro ma nessuno sembrava alla prima maratona come me e allora non mi faccio tanti scrupoli. Cerco di bere ad ogni ristoro (5 km) ma il risultato è fantozziano, è più l'acqua che mi tiro addosso di quella che riesco a bere ma non è certo una giornata da disidratazione. Funziona meglio la strategia dei gel rigorosamente mai provati prima, come tutti del resto consigliano, ma non sono famoso per avere uno stomaco delicato. Il gruppetto funziona fino al 27°-28° km poi ognuno prosegue come può. Io rimango da solo e capisco che questo sarà il momento più difficile della giornata. Inizio a perdere qualche secondo al km sul ritmo che avevo tenuto fino a quel momento ma non ho un cedimento netto, accetto il rallentamento e rimango lucido. Gli ultimi km sembrano infiniti ma non sbatto in nessun muro, mi consola pensare che qualcuno è più in difficoltà di me perché continuo a superare altri corridori. Arrivato al 40° penso "ormai è fatta" e spendo le poche energie che mi sono rimaste per fare l'ultimo sprint quando sento l'urlo di incitamento di mia moglie Ambra che mi aspetta all'arrivo. Senza di lei che mi ha supportato fin da subito in questa mia passione nulla sarebbe possibile. Pietro, Nicola e Filippo questa volta erano a casa ma ho pensato a loro nei momenti più duri, non potevo deluderli, aspettano sempre con ansia una nuova medaglia anche se preferirebbero un buon salame.
Un ringraziamento particolare ad Alberto che in questi anni di lavoro insieme mi ha permesso di migliorare costantemente dandomi i giusti stimoli e aiutandomi a capire e ad esplorare i miei limiti. Grazie a tutti i miei compagni di squadra per avermi sempre incitato e aiutato negli allenamenti, da solo non ci sarei mai riuscito, siete davvero preziosi!
Ora un po' di meritato recupero ma senza distrarsi troppo (anche se il Natale non aiuta) perché è già pronta una nuova e stimolante sfida.
Alè Atletica Levante. Amicizia, cuore e gambe.
