La Via di Annibale

    La Via di Annibale

    Report di Giuseppe Sforza

    La Via di Annibale: terribile e magnifica.

    O forse magnificamente terribile. Il nome non è un avvertimento, è una dichiarazione d’intenti: qui si sale, si risale, e poi – sorpresa! – si sale ancora. Della discesa nessuno ha trovato traccia, neanche nei racconti degli anziani del villaggio.

    Appena partito, entusiasmo alle stelle. Dopo 3 minuti, già si boccheggiava . Ai ristori ci rassicuravano: “Ora si scende!” — bugia clamorosa. Più avanti, “Ora è tutta discesa fino all’arrivo!” — altra menzogna bella fresca. Morale: sempre e solo su. Salite che parevano scale per il paradiso, con la differenza che in paradiso ci arrivi morto, qui solo distrutto.

    Ma che emozione toccare quota 3.500 metri, tra laghi glaciali e marmotte che ci guardavano con pietà. Agosto o no, lì si sognava un tè bollente e una coperta.
    Fortuna che c’erano Artur, Stefano e Luca, unica compagnia under 80 del nostro “resort geriatrico”: tra una risata e l’altra abbiamo affrontato questo viaggio ognuno per la sua strada ma sopravvivendo insieme.

    Applausi a scena aperta per l’organizzazione: ogni mezzo chilometro un volontario ti chiedeva il pettorale, il gruppo sanguigno ma ti dava anche un sorriso. 
    E applausi ad Annibale, che quegli elefanti li ha portati lassù. Ancora oggi mi chiedo come. Perché lassù, manco con l’elicottero.

    Una gara così bella che… non vedo l’ora di dimenticarmene e iscrivermi di nuovo.

    AMICIZIA+CUORE+GAMBE

     

    Search