Report di Nadia Capelletti
Dieci chilometri che profumano di mare e di riscatto.
C’è chi ha conosciuto la pubalgia e ha imparato la pazienza.
Chi ha attraversato momenti no, silenzi, disagi, dubbi.
Chi ha affrontato un’ablazione e ha dovuto ricominciare da capo, passo dopo passo.
E poi c’è chi spacca come sempre, chi trova nella fatica la propria libertà,
chi ride, chi si gode ogni metro come fosse il primo,
chi corre per sentirsi parte di qualcosa di vero.
A Levanto non si è corso solo per il tempo o per il traguardo.
Si è corso per la condivisione, per la voglia di esserci, per la vita che torna a scorrere nelle gambe e nel cuore.
Ognuno con la propria storia, con le proprie cicatrici,
ma tutti con lo stesso sguardo acceso, la stessa fiamma dentro.
Perché la corsa, quando è sincera, unisce tutto: dolore, rinascita, forza, amicizia.
E oggi, su quei dieci chilometri, tutto questo si è sentito.
Forte, chiaro, vero.
Come il battito di chi non smette mai di crederci.
