Boissano (SV), 31 gennaio 2026
Report di Anna Dorina Chiapparoli e Vittoria Sbarbori
Ad aprire le danze è Eugenia Margherita Vera Giovanna Cogorno Menezes (sì, quando lo speaker finisce di dire il nome
la gara è già partita).
Eugenia parte bene, anzi benissimo: 300 metri in 47”02, gestione intelligente della prova e
vittoria di batteria senza troppi patemi.
Nel rettilineo finale appare un filo stanca, si guarda intorno, controlla le avversarie che per fortuna sono lontane e non
rappresentano un pericolo reale. Qualche difficoltà in partenza dai blocchi (non proprio il suo forte), ma esperienza
portata a casa e sorriso garantito.
Poi arriva lei, la gara dei 600, ricordata più per l'attesa che per la partenza. Sorprendentemente, la gara sembrava
pronta in anticipo: tutti gli atleti in fila, il cronometro acceso, il via imminente… eppure era troppo bello per essere
vero. Come spesso succede in queste manifestazioni (soprattutto in quelle di Boissano), qualche imprevisto in agguato
era pronto a ricordare che in pista nulla va mai dato per scontato. Tutto fermo a causa della rottura della pedana del
giavellotto. I giudici erano così sparsi che sembrava stessero giocando a nascondino con sé stessi.
Minuti che diventano ore. Atleti che si raffreddano, si riscaldano, si raffreddano di nuovo.
Alla fine, dopo una lunga ed estenuante attesa, si parte. Ma non è finita qui. Vento contro, testa alta.
La gara si trasforma presto in una lotta contro il vento, con vere e proprie folate insuperabili che spezzano il ritmo e la
pazienza. Una prova durissima, fisica e mentale. Ogni passo diventa una piccola sfida, ogni metro conquistato è un
mini-traguardo.
Alla fine, i risultati sono:
Beatrice Traldi chiude 4ª in 1’42”57 dopo una gara di grande carattere
Anna Dorina Chiapparoli è 6ª in 1’48”00, stringendo i denti fino alla fine
Giada Cereghino 7ª ferma il cronometro a 1’48”96, combattiva come sempre
Vittoria Sbarbori conclude 8ª in 1’56”80, firmando Season Best e Personal Best: doppietta che vale più di un podio.
Alla fine, dopo corse, vento e interminabili attese, ci siamo tolti lo sfizio più importante: un buon panino alla salsiccia,
fumante e succulento, come vuole la tradizione. Perché in fondo, tra cronometri e corse in tondo, niente batte la
soddisfazione di chiudere una giornata di gara così.
Alè Atletica Levante. Amicizia, cuore e gambe
