Report di Francesca Capelloni
Spesso, qui nella nostra chat, raccontiamo di gare, trasferte, podi, ma anche di qualche delusione, ritiro o infortunio.
Tutto fa parte del gioco: celebriamo i momenti belli e impariamo dagli errori.
Oggi vorrei proporvi una riflessione diversa: una riflessione sul senso di appartenenza.
Ed è la prima volta che intervengo qui nel gruppo da allenatore e non da atleta.
Vorrei raccontarvi, in particolare, di come i miei gruppi si siano allenati, sostenuti e accompagnati durante questa stagione fino alla Marcia di Chiavari.
Non sarà un racconto di medaglie o podi, ma di condivisione, supporto reciproco, amicizia e grande soddisfazione per tutti.
Piccoli e grandi miglioramenti, qualche chilometro in più, la prima Mezza, la prima Maratona, oppure la prima Marcia di Chiavari affrontata in passato camminando e oggi correndo: tutto questo è già, a mio parere, una vittoria da celebrare.
Partiamo da Monica, Riccardo e Chiara, che lanciano l’idea di correre la Maratona di Roma a marzo, a loro si aggiunge Silvia, che sceglie Rimini ad aprile.
A gennaio inizia la preparazione e arrivano i lunghi, poi i lunghissimi… e allora che si fa?
Il resto del gruppo si organizza in vere e proprie staffette per non lasciare soli i compagni impegnati ad affrontare, per la prima volta (la seconda per Riccardo), distanze “sconosciute”.
I pacer portano caramelle, parole di sostegno e chiacchiere — soprattutto chiacchiere.
In orari e luoghi calcolati al millimetro avviene il cambio: il primo pacer saluta, il secondo entra in azione… e il maratoneta prosegue il suo viaggio.
Così, insieme a Fabiola, Eleonora e Fabio (il mio compagno), accompagno i quattro maratoneti nei lunghi e lunghissimi del sabato e della domenica verso il loro obiettivo.
Non senza qualche inciampo — letteralmente: c’è stato un periodo in cui abbiamo misurato il terreno tutti quanti!
Ma la catena della “solidarietà nella fatica” non finisce qui, anzi: continua e si trasforma in una vera reazione a catena.
Riccardo, chiusa Roma, prosegue ad aiutare Silvia nell’ultimo lungo verso Rimini.
Monica fa da pacer ad Arianna nella sua prima Mezza a Genova.
Arianna, a sua volta, affianca Valeria alla Marcia di Chiavari, la sua prima da runner.
Sempre alla Marcia, Fabiola corre in coppia con Barbara, anche lei esordiente e Silvia ci aspetta all’arrivo scattando foto per tutti.
Io invece accompagno Chiara, nuovo arrivo nel gruppo, che stramazza all’arrivo non per la fatica, ma perché trascinata per mano dalla sua bimba.
Caterina, anche lei nuova del gruppo non la rivediamo all’arrivo, si fionda subito al lavoro… ma voleva esserci.
E poi c’è Anna con noi, la più giovane del gruppo che affronta tutto con la “fretta” dell’entusiasmo della scoperta che però a volte lascia un po’ di amaro in bocca. Ma si sa, la corsa non si improvvisa, si costruisce con pazienza passo per passo. Ora lo stiamo facendo.
In questo mio racconto non dimentico il gruppo SAGGEZZA — di nome, ma non di fatto — che seguo da settembre a Chiavari. Saggezza sono una “costola” di irriducibili del progetto Mandela Running School.
So che altri componenti del progetto hanno continuato anche a Sestri: bravi… non mollate!
Questo gruppo, dicevo, è poco saggio (appunto), ma molto entusiasta.
Peccato che questa “effervescenza” porti a:
• PARTIRE A BOMBA E STRAMAZZARE A METÀ GARA
• PERDERSI (PERDERSI!!!????) ALLA MARCIA DI CHIAVARI
• CENARE AL RISTORANTE ASIATICO ALL YOU CAN EAT LA SERA PRIMA DI UNA GARA
Tutta esperienza… chi di noi non ci è passato?
Come dicevo, l’entusiasmo non manca, così come non mancano la voglia di migliorare e, soprattutto, quella di divertirsi.
Non ho citato tutti e me ne scuso, ma voglio chiudere con le parole di Silvia scritte ieri sera nella nostra chat di gruppo.
Riferendosi alla giornata di domenica, Silvia scrive:
“Ciascuno ha messo un pezzo di sé, ciò che riteneva più utile o importante per l’altro.
Il ‘sostenuto’ ha percepito la forza del ‘sostenitore’ e, viceversa, il ‘sostenitore’ ha visto un piccolo o grande sogno realizzarsi, sapendo di averne fatto parte.”
